Ci sono giorni in cui la vita sembra ricordarsi di sé stessa. Giorni in cui il sole indugia più a lungo sopra i tetti e i corpi ritrovano il desiderio di stare fuori, di vivere in estensione, come se la pelle avesse bisogno di respirare non solo aria, ma anche luce.
L’estate arriva così: senza chiedere permesso, spalanca le finestre del cuore e ti ricorda che si può ancora ridere senza motivo.
Che un gelato può essere una festa. Che il vento tra i capelli può sembrare una carezza.
Che c’è un tempo per il freddo e uno per dimenticarlo.
I giorni si allungano come abbracci che nessuno ha fretta di sciogliere. Le ore si infilano tra un tuffo e una passeggiata al tramonto, tra le chiacchiere sotto i portici e i piedi scalzi sulla sabbia calda. Tutto diventa più lieve, persino le preoccupazioni, che sembrano sciogliersi nel rumore delle cicale o tra le onde che si rincorrono senza mai stancarsi.
Il mare – lui, sempre lui – continua a promettere guarigione anche a chi non sa più cosa chiedere. Si fa specchio e rifugio, spalla su cui appoggiarsi senza parlare. Basta guardarlo, ed è come tornare interi.
Ma è anche la natura tutta che canta, che si accende.
Gli alberi sembrano respirare più forte, i fiori si aprono come sorrisi. Le biciclette tornano a scivolare leggere sulle strade, e le sere si riempiono di musica che arriva da lontano. Ogni cosa vibra. Ogni cosa chiama.
Forse è solo l’estate. O forse è la vita che, ogni anno, trova una scusa per farti ricordare che puoi ancora essere felice senza motivo.
Che non serve sempre una meta, a volte basta esserci. Con la pelle che sa di sale, i pensieri più lenti, il cuore spalancato come una finestra in agosto.