Mi sono innamorata. Non so nemmeno come sia successo. Non c’è stato un momento preciso, un segnale evidente. È come se l’amore fosse scivolato dentro di me in silenzio, senza chiedere il permesso.
Mi sono svegliata una mattina e ho capito: è amore. Prima di allora, non sapevo nemmeno cosa fosse. Chissà cosa pensavo di provare, ma non avevo mai sentito qualcosa del genere. Forse il problema era che non sapevo dargli un nome. Non mi era mai successo prima.
Ti svegli e all’improvviso ti rendi conto che quella persona è diventata indispensabile. Non è una scelta, non è qualcosa che puoi controllare. È lì, potente e inarrestabile. Puoi fingere di non amare, cercare di convincerti che sia solo una fase, ma il pensiero di quella persona non se ne va. E quando il suo nome compare per caso, il tuo cuore ti tradisce. Batte così forte che ti sembra stia per scoppiare. Ma non esplode. È lì a ricordarti che c’è, che è vivo e che è pronto.
Pronto a farsi male, se necessario. Perché per quella persona vale la pena rischiare tutto. Vale la pena sentire il dolore, le paure, le incertezze. Perché quell’amore è diverso da tutto ciò che hai conosciuto. È forte, è travolgente.
Eppure, fa paura. Fa paura perché ti scopre, ti rende vulnerabile. Perché non hai più scudi né difese. Se fosse davvero amore, perché dovrebbe fare così paura? Forse perché ti fa intravedere la possibilità del più grande dolore e, insieme, la promessa della più grande gioia. E quella promessa è così immensa che spaventa, ma al tempo stesso non puoi farne a meno.