Ci sono persone che attraversano la nostra vita come sassi lanciati sull’acqua.
Leggeri, rapidi, rumorosi per un attimo — e poi via, senza mai toccare il fondo.
Ci lasciano increspate, agitate, confuse.
Ma non cambiate. Non davvero.

Ogni relazione è diversa.
Ogni amore ha la sua voce, il suo battito, il suo modo unico di manifestarsi.
Ma a volte, per paura, per distrazione, per abitudine, ci fermiamo alla superficie.
Ci guardiamo senza vederci.
Ci tocchiamo senza sentirci.
Ci parliamo senza ascoltarci davvero.

E allora ci si perde.
Si resta in relazioni in cui si galleggia, ma non si vive.
In cui si riempie il tempo ma non l’anima.
In cui si è presenti con il corpo ma assenti con tutto il resto.

Io non voglio più essere la superficie di qualcuno.
Non voglio essere il “vediamo come va”.
Il messaggio lasciato a metà.
L’incontro senza profondità.

Voglio essere un tuffo.
Uno spazio in cui si può scendere senza paura.
Un’anima da esplorare, non solo da sfiorare.
Una persona intera — non un passatempo, non un sollievo momentaneo, non una distrazione.

Perché merito di essere vista, non solo guardata.
Ascoltata, non solo sentita.
Scelta, non solo capita ogni tanto.

E non parlo di eternità.
Non chiedo promesse impossibili, né legami infiniti.
Chiedo presenza vera, mentre ci siamo.
Chiedo voglia di capire chi sono, anche nelle pieghe che fanno un po’ più paura.
Chiedo il coraggio di restare anche quando la luce si spegne e restano solo le ombre.

Perché io, da oggi, voglio smettere di restare dove non c’è profondità.
Voglio riconoscere le persone che non vogliono davvero scendere con me.
E lasciare che vadano. Senza rabbia. Senza inseguirle.

Preferisco mille volte la solitudine vera
a una compagnia che non mi vede davvero.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *