A volte mi sveglio e sento quel peso.
Non è dolore. Non è rabbia. Non è paura.
È solo tristezza.
Una nebbia leggera, ma costante.
Che mi si appoggia sulle spalle, sulle palpebre, sul cuore.
Non so sempre da dove arriva.
Non c’è stato un litigio. Nessuna delusione eclatante.
Nessuna frattura evidente.
Ma c’è qualcosa che manca.
Un vuoto sottile.
Un’assenza difficile da nominare.
Come se qualcosa dentro di me fosse stanco. O solo.
E so che non sono l’unica.
Che c’è un dolore quieto che ci portiamo dentro in tanti.
Un “non so cosa mi manca, ma qualcosa mi manca”.
Una fame emotiva che non sa da cosa nutrirsi.
Forse è il bisogno di sentirsi capita senza dover spiegare.
Forse è il bisogno di toccare qualcosa di vero, di profondo,
in un mondo che va veloce, che parla tanto, ma ascolta poco.
E allora resto in silenzio.
Con questa malinconia che non fa rumore,
ma si fa sentire in ogni gesto rallentato, in ogni pensiero che non riesce a farsi parola.
A volte mi sento triste.
E va bene così.
Non devo giustificarla.
Non devo combatterla.
Devo solo accoglierla.
Perché anche lei fa parte di me.
E forse, proprio in quel vuoto,
sto creando lo spazio per qualcosa che verrà.