Ho passato troppo tempo a cercare il mio posto.
A capire quanto potevo parlare, quanto potevo sentire, quanto potevo mostrarmi.
A modulare i miei bisogni, le mie emozioni, le mie domande.
Per non sembrare pesante.
Per non invadere.
Per non perdere quello che avevo.
Solo che… non si può costruire niente dove bisogna farsi piccole per esistere.
Chiedevo spazio con gesti minuscoli
Un messaggio in più.
Una domanda non detta ma lasciata lì.
Una frase come: “Se ti va, ci vediamo” —
che conteneva molto più bisogno di quanto sembrasse.
E quando non arrivava risposta, o arrivava a metà…
mi convincevo che dovevo rallentare.
Che forse ero io, troppo, di nuovo.
Ma no.
Non ero troppo.
Ero in un posto troppo stretto.
Lo spazio non si mendica
Non si strappa con i silenzi.
Non si elemosina con l’attesa.
Lo spazio… si riceve.
Con naturalezza.
Con presenza.
Con amore.
E chi te lo nega,
chi ti fa sentire fuori posto,
chi ti tiene ai margini di qualcosa che chiama “connessione”,
non ti sta amando:
ti sta contenendo.Non chiederò più spazio.
Voglio qualcuno che me lo dia.
Senza farmelo pesare.
Senza farmelo chiedere.
Senza farmi dubitare se lo merito.
Perché lo merito. Punto.