Ho passato tanto tempo a tentare.
A spiegare, a tradurre, a modellarmi.
Pensavo che, se avessi avuto abbastanza pazienza,
se avessi saputo dire le cose “nel modo giusto”,
se fossi rimasta ancora un po’…
alla fine, avrebbe capito.

Avrebbe imparato ad amarmi come avevo bisogno.
Avrebbe smesso di sparire nei momenti in cui c’ero solo io.
Avrebbe scelto di esserci, davvero.
Avrebbe ascoltato, cambiato, fatto spazio.

Ma la verità è che l’amore non si insegna a chi non ha voglia di imparare.
E io non sono una scuola.
Non sono una versione base da aggiornare.
Non sono un progetto da completare con un po’ di buona volontà.

Ho smesso di voler cambiare chi non sa amarmi.
Perché ogni volta che provavo a correggere l’altro,
finivo per smarrire me stessa.
Per piegarmi.
Per silenziare le parti scomode.
Per accontentarmi di un amore che non mi somigliava più.

Ora lo so:
non voglio qualcuno da formare,
voglio qualcuno che sappia già restare.

Qualcuno che non abbia bisogno di perdere me per capire quanto valgo.
Qualcuno che non debba cadere cento volte per accorgersi che ero io, lì, a tenerlo.
Qualcuno che non chieda prove, test, attese.

Voglio qualcuno che mi veda e dica:
“Sì, così come sei. Non dopo che cambi. Non se diventi più semplice. Non se ti nascondi un po’.”

E se non arriva,
preferisco restare sola.
Ma intera.

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