A volte esco solo per camminare.
Senza meta, senza fretta, con gli occhi aperti e la testa che si perde.
Guardo la gente.
Tutti così presi, ognuno con il proprio ritmo, le proprie urgenze, i propri pensieri.
E io lì, che li osservo come se stessi dentro un film muto.
Quella ragazza con lo zaino troppo grande — sarà in ritardo o si è appena innamorata?
Quel signore con la sciarpa storta e i passi lenti — starà tornando da una passeggiata o da un addio?
Quella coppia che cammina vicina ma non si guarda — sarà stanca o solo in silenzio comodo?
Mi invento storie.
Faccio castelli sulle loro vite.
Senza sapere niente,
ma sentendo tutto.
E mentre cammino in mezzo a loro,
mi sento parte.
Anche senza dire una parola.
Anche senza incrociare sguardi.
Solo sapere che siamo tutti lì, ognuno a vivere la propria trama,
mi fa sentire meno sola.
È una delle cose che amo di più del mondo fuori:
la possibilità di perdersi in vite che non sono la mia,
e ritrovarmi comunque.
Non devo parlare.
Non devo spiegare chi sono.
Posso essere solo una che passa.
Che guarda.
Che immagina.
E per un attimo,
è abbastanza.