A volte mi sento satura.
Di parole, di stimoli, di cose da fare.
La testa si affolla, il cuore si accartoccia, il respiro si accorcia.
E allora esco.
Non per andare da qualche parte.
Non per raggiungere un posto preciso.
Solo per camminare.
Cammino piano,
senza cuffie, senza messaggi da controllare,
senza l’urgenza di arrivare.
E mi ricordo che esisto.
Sento il suono dei miei passi sull’asfalto,
l’aria che cambia temperatura tra una via e l’altra,
le voci delle persone che non mi conoscono,
il vento che mi spettina senza chiedere permesso.
E piano piano, qualcosa si allenta.
I pensieri si mettono in fila.
Le domande diventano più morbide.
Le risposte smettono di urlare.
Camminare così,
senza fretta e senza meta,
è il mio modo di tornare a me stessa.
Non è una fuga.
È una preghiera laica.
È un modo per dire: “Ci sono ancora. Sto cercando il passo giusto. E intanto cammino.”