Mi svegliavo con il cuore in gola.
Controllavo il telefono prima ancora di respirare.
Se c’era un tuo messaggio, tutto andava bene.
Se non c’era, iniziava il panico silenzioso.
Quello che non si vede, ma consuma.
Passavo le giornate con quel nodo.
Aspettando segnali, interpretando gesti, cercando rassicurazioni.
Ma non arrivavano mai davvero.
Arrivavi tu, ogni tanto.
A modo tuo.
Quando volevi.
E io ti prendevo così, come si prende una medicina:
sperando che bastasse.
Ero convinta fosse amore
Mi dicevo che era normale sentirsi agitata.
Che era colpa mia se ero insicura.
Che ero troppo sensibile, troppo emotiva, troppo “tutto”.
In realtà non ero “troppo”.
Stavo solo rispondendo a qualcosa che non mi nutriva.
Che mi lasciava nel dubbio.
Che non mi sceglieva mai davvero.E allora ho capito:
quello non era amore.
Era ansia.
Era ipervigilanza.
Era sopravvivenza emotiva.
L’amore vero non ti lascia col fiato corto
Non ti fa tremare mentre scrivi un messaggio.
Non ti fa sentire fragile ogni volta che chiedi qualcosa.
Non ti fa credere che stai esagerando solo perché hai bisogno di chiarezza.
L’amore vero è casa.
È presenza.
È sicurezza silenziosa.
È qualcuno che non ti fa sentire sbagliata per essere profonda.Dopo di te, ho imparato a riconoscere la differenza.
E non la scambierò mai più.
Promesso.