Ci sono situazioni in cui mi sono ridotta in punta di piedi.
In cui ho contato i messaggi.
In cui ho aspettato ore prima di scrivere, per non sembrare impaziente.
In cui ho nascosto l’entusiasmo, abbassato la voce, frenato le emozioni.
Tutto per non sembrare troppo.
Troppo presa.
Troppo sensibile.
Troppo coinvolta troppo presto.
Troppo.
Ma sai cosa ho capito?
Che se devo trattenermi così tanto,
allora quel posto non è per me.
Perché io voglio potermi entusiasmare.
Voglio poter dire: “Mi piaci.”
Voglio poter chiedere: “Quando ci rivediamo?”
Voglio scrivere “buongiorno” se mi va.
Senza aspettare le 11. Senza aspettare che lo faccia prima l’altro.
Voglio una relazione in cui posso essere me stessa subito,
non solo dopo che ho superato una serie di test invisibili.
Perché se ogni volta che sento qualcosa devo chiedermi:
“Lo sto dicendo nel modo giusto? Lo sto facendo spaventare?”
allora sto più nella strategia che nella verità.
E non mi interessa.
Io non voglio imparare a dosarmi.
Voglio essere accolta.
Voglio qualcuno che non abbia paura dell’intensità,
perché sa che dietro c’è presenza. C’è cura. C’è desiderio autentico.
E se questo spaventa,
allora non è amore.
È solo uno spazio troppo stretto per tutto quello che sono.