Non era un’esperienza che avevo pianificato.
Non avevo costruito un’immagine precisa di come sarebbe stato.
E forse proprio per questo, quando è accaduto, mi sono sorpresa di quanto tutto fosse semplice.
La curiosità mi ha portata verso qualcosa di sconosciuto,
ma nel momento in cui i nostri sguardi si sono incrociati,
in cui le mani si sono avvicinate,
è stato come se il mio corpo sapesse già cosa fare.
Senza esitazioni, senza incertezze.
Non c’erano regole da seguire,
solo un ascolto reciproco,
un’armonia che si è creata da sola.
E in quel momento mi sono resa conto di quanto spesso immaginiamo che certe esperienze siano più complicate di quanto non siano in realtà.
Forse è stata proprio la spontaneità a rendere tutto così intenso.
Non c’era bisogno di chiedere, di spiegare.
Ogni gesto trovava il suo posto, ogni tocco aveva il suo significato.
Mi sentivo libera,
libera di essere me stessa,
libera di scoprire un piacere diverso,
libera di vivere qualcosa che non avevo mai vissuto.
E proprio in quella libertà,
in quella mancanza di aspettative rigide,
ho trovato un’intimità nuova.
Non era solo una questione di passione,
ma di connessione,
di leggerezza,
di un senso di giocosità che non avevo mai sperimentato in questo modo.
Quando mi sono svegliata,
pensavo che tutto sarebbe sembrato diverso alla luce del giorno.
E invece no.
La naturalezza era ancora lì,
insieme alla consapevolezza di aver vissuto qualcosa che non avevo mai immaginato,
ma che sentivo incredibilmente mio.
Forse è questo il bello delle esperienze inattese:
ti trovano impreparata,
ma proprio per questo ti permettono di essere autentica.
E in quell’autenticità scopri qualcosa di nuovo su di te,
qualcosa che non avevi mai considerato,
ma che ora non vuoi più dimenticare.
E anche se non so se e quando accadrà di nuovo,
so che porterò sempre con me questa scoperta,
questa naturalezza,
questa libertà.