Quel bar dove nessuno mi conosce, ma mi sento al sicuro

C’è un bar dove vado spesso.
Non ci vado per parlare, né per incontrare qualcuno.
Ci vado per stare.
Seduta. Presente. Invisibile.

Il bar è pieno di voci che non sono per me,
di chiacchiere a metà, di tazzine sbattute sul banco,
di gente che passa, ordina, ride, risponde al telefono.

E in mezzo a tutto questo rumore leggero,
mi sento al sicuro.
Perché lì non devo spiegarmi.
Non devo sorridere per forza.
Non devo fare niente, se non esistere.

Ordino sempre la stessa cosa.
Il barista non mi chiede nulla.
Mi guarda, annuisce, prepara.
È un rituale silenzioso, che mi fa sentire riconosciuta senza dover parlare.

Mi piace ascoltare i discorsi degli altri.
Stralci di vita.
Liti al telefono. Risate.
Appuntamenti che iniziano. Giornate che finiscono.

E in tutto questo, io resto ferma.
Con la mia tazza tra le mani.
Con il tempo che scorre, ma piano.
Con la testa che si riordina, senza fare rumore.

Quel bar non mi conosce.
Ma mi accoglie.

E certe volte, è proprio quello che mi serve.

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