Quando cammino in mezzo alla natura non voglio meditare.
Non voglio scrivere frasi profonde, né trovare significati nascosti.
Voglio solo sentire le gambe che tirano, il fiato che si accorcia, il sole che scalda la nuca.
Voglio mettere un piede davanti all’altro.
Sbagliare sentiero.
Controllare la mappa.
Ridere perché pensavo fosse “una passeggiata” e invece è salita vera.
Sentire la fatica e non volerla evitare.
Voglio il rumore dei rametti che si spezzano sotto gli scarponi.
La maglietta sudata sulla schiena.
Le mani sporche di terra.
Il panino stropicciato nello zaino.
La borraccia tiepida che, in cima, ha il sapore di vittoria.
Non cerco illuminazioni.
Cerco solo aria buona, muscoli stanchi, e silenzio vero.
E poi arrivo su.
La valle si apre, i pensieri si chiudono.
Guardo tutto dall’alto e non sento il bisogno di spiegare niente.
È questa la bellezza:
che il corpo si muove, e la testa si svuota da sola.
Senza discorsi, senza verità da trovare.
Solo un po’ di fiato, un panorama e un attimo di tregua.
Mi basta questo.
Una cima, due braccia aperte,
e nessuno intorno che mi chieda come sto.