Ogni volta che mi trovo davanti a lui, sento che tutto si calma.
Anche le giornate più pesanti, quelle che sembrano non avere via d’uscita,
quelle in cui vorresti solo spegnere tutto e sparire per un po’.
Ecco, è proprio in quei momenti che il mare diventa la mia medicina.

Non so spiegare bene il perché.
Forse è il movimento delle onde,
quella danza continua e ipnotica che sembra non avere mai fine.
O forse è il rumore:
il ritmo costante che mi ricorda che c’è sempre un ordine,
anche quando nella mia testa regna il caos.
O magari è solo il fatto di stare lì,
di sentire il vento sulla pelle,
di respirare un’aria che sa di infinito.
Qualunque sia il motivo,
il mare riesce sempre a farmi sentire meglio.

Non è solo una questione di rilassarsi.
Il mare mi riporta al presente.
Mi ricorda che c’è qualcosa di più grande di me,
qualcosa di eterno,
qualcosa che non si preoccupa dei miei problemi.
E non è una sensazione di insignificanza,
ma di libertà.
Come se le onde mi dicessero:
“Non importa quanto oggi sia difficile,
il mondo va avanti,
e anche tu troverai il tuo ritmo.”

Quando sono lì,
mi lascio semplicemente essere.
Non devo dimostrare niente a nessuno,
non devo cercare risposte immediate.
Guardo l’acqua e mi sento parte di qualcosa.
Mi sento meno sola.
E questo, di per sé, è già un grande sollievo.

 Mare, mare, mare.
Non importa quanto il cielo sopra sia grigio,
o quanto io mi senta stanca.
Il mare mi accoglie sempre,
mi ricarica,
mi dà quella spinta di cui ho bisogno per rimettermi in piedi
e affrontare un nuovo giorno.
E, in fondo, non è questa la sua magia?

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