Non era programmato.
Non avevo passato giorni a pensarci, a chiedermi come sarebbe stato.
E quando è successo, è arrivato con una naturalezza che mi ha sorpresa.

Non mi ero mai immaginata in una situazione simile,
ma quando è accaduto,
tutto sembrava già conosciuto,
già scritto dentro di me.

Sembrava un gioco.
Un momento di leggerezza, di curiosità, di scoperta reciproca.
Non c’erano regole, non c’erano aspettative.
C’era solo il piacere di essere lì, insieme,
di lasciare che le mani trovassero il loro ritmo,
che i corpi parlassero senza bisogno di parole.

E in quel gioco ho scoperto una passione che non avevo previsto.
Un desiderio che non sapevo di avere,
ma che mi sembrava così naturale,
così mio.

Non è finito quella sera.
Al risveglio,
quando la luce del mattino illuminava tutto con una delicatezza nuova,
la passione non era sparita.
Anzi, sembrava ancora più intensa,
più dolce,
più reale.

Non pensavo che sarebbe stato così semplice,
così automatico.
Come se il mio corpo sapesse già cosa fare,
come se il mio cuore avesse sempre avuto una chiave nascosta per aprire quella porta.

Non c’erano preoccupazioni,
non c’era imbarazzo.
Solo un piacere genuino,
una complicità che si era creata spontaneamente,
come se ci conoscessimo da sempre.

E la cosa più bella è stata scoprire che,
al di là di ogni preconcetto,
di ogni aspettativa,
era divertente.
Non nel senso superficiale del termine,
ma nel senso di una gioia profonda,
di una libertà che non avevo mai provato.

Non so dove mi porterà questa esperienza.
Non so nemmeno se la ripeterò,
ma ciò che so è che,
per quella notte e quel risveglio,
ho vissuto qualcosa di nuovo,
di autentico,
di completamente mio.

E per questo, ne sono grata.

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