(E cosa succede quando te lo chiedi davvero)

Per anni non me la sono nemmeno fatta, questa domanda.
Si lavora, punto.
Si fanno turni su turni, si tiene duro, si guadagna quel che basta per arrivare a fine mese e si riparte.
La stanchezza si accumula.
La vita si incastra tra i buchi del calendario.
E tu?
Tu tieni botta. Perché “è così che funziona”.

Solo che a un certo punto qualcosa si rompe.
Un pensiero ti si pianta dentro come una scheggia:
Ma io sto vivendo davvero… o sto solo lavorando?

Quando il lavoro occupa tutto lo spazio

Non solo quello fisico, ma quello mentale.
Pensare ai turni anche quando sei a casa.
Svegliarti con l’ansia del giorno dopo.
Organizzare le relazioni, il tempo, il cibo, la tua stessa esistenza intorno agli orari del lavoro.
Come se tutto il resto dovesse adattarsi.

E intanto ti dici: “è normale”.
Ma non lo è.
Non dovrebbe esserlo.

Ho iniziato a misurare la mia vita in ore rubate

Un giorno libero a metà settimana.
Una cena con amici rimandata per l’ennesima volta.
Una festa persa.
Una passeggiata saltata perché “non ce la facevo proprio”.

E no, non era solo una questione di fatica.
Era una questione di identità.
Avevo iniziato a pensare che la mia vita valesse solo quando produceva.

Poi ho capito una cosa semplice e scomoda

Che se il lavoro è tutto, io non sono più niente.
Che se sto vivendo solo per lavorare… allora sto rinunciando alla parte migliore della mia esistenza.

Mi sono chiesta:
E se il mio tempo avesse lo stesso valore del mio stipendio?
E se la mia felicità fosse una priorità, non un lusso?
E se il mio lavoro potesse adattarsi alla mia vita — e non il contrario?

Lavorare per vivere

Questa è la direzione in cui voglio andare.
Non voglio smettere di lavorare.
Voglio solo che il lavoro sia uno strumento, non una gabbia.
Voglio che ci sia spazio per l’amore, per i sogni, per la noia, per l’aria aperta, per i miei progetti, per la mia voce.

Voglio lavorare per sostenere la mia vita, non per sostituirla.
Voglio dire “ho finito”, e non sentirmi in colpa.
Voglio scegliere progetti che mi rispecchino, anche se guadagno meno, ma respiro di più.
Voglio vivere davvero.

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