Per tanto tempo ho pensato che a letto non bisognasse mai essere egoisti.
Che il piacere dovesse essere sempre un equilibrio perfetto,
un dare e avere in cui nessuno prevale sull’altro.

E poi, un giorno,
mi sono concessa il lusso di non preoccuparmi per un attimo di cosa stesse provando l’altra persona.
Mi sono concentrata su di me.
Su cosa mi piaceva,
su come volevo essere toccata,
su ciò che desideravo davvero.
E, per la prima volta,
ho scoperto che quell’egoismo non era una colpa,
ma una forma di sincerità.

Essere egoisti a letto non significa ignorare l’altro

Significa smettere di nascondere i propri desideri,
di trattenersi per paura di sembrare troppo pretenziosa,
di accontentarsi di piaceri a metà
perché “basta che l’altro stia bene”.

Significa avere il coraggio di dire:
“Adesso voglio essere io al centro.”

E non per mancanza di amore,
ma per amore verso me stessa.
Perché capire cosa mi piace, cosa mi fa sentire bene,
è il primo passo per vivere l’intimità in modo più autentico.

Mi sono resa conto che, se sto bene io, sta bene anche l’altro

Quando mi sono concessa di essere egoista a letto,
non ho tolto nulla al piacere dell’altra persona.
Anzi, è stato proprio in quel momento che tutto è diventato più sincero,
più vero, più intenso.
Perché non c’erano più giochi da indovinare,
non c’erano più sguardi interrogativi o silenzi imbarazzati.
C’era solo chiarezza.

E in quella chiarezza, il piacere si moltiplicava.
Il mio e il suo.

Quello che ho capito è che essere egoista a letto, ogni tanto,
non è solo giusto,
è necessario.
Perché se non so cosa mi piace,
se non mi permetto di ascoltarmi fino in fondo,
non posso aspettarmi che qualcun altro lo faccia per me.Essere egoisti, in quei momenti,
è semplicemente un modo di imparare a volersi bene.
E quando ci riesco,
il piacere non è solo più intenso,
è più mio.
E questo, adesso,
mi piace moltissimo.

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