Non mi chiamare solo quando sei felice.
Non cercarmi solo quando hai buone notizie, energia da condividere, sorrisi da distribuire.
Cercami anche — e soprattutto — quando sei nella merda.
Quando sei stanco. Vuoto. Confuso.
Quando non sai dove sbattere la testa e ti sembra di perdere pezzi ovunque.
Quando non vuoi parlare con nessuno, ma un “ci sono” sussurrato basterebbe.
Non chiamarmi solo quando ti senti brillante.
Chiamami quando piangi e non sai nemmeno perché.
Quando resti a letto con le tapparelle abbassate.
Quando non ti riconosci allo specchio.
Perché se non lo fai…
Mi togli l’opportunità di esserci.
Mi togli l’onore di starti accanto senza dover risolvere nulla.
Mi togli la possibilità di conoscere anche la tua oscurità, di tenerti la mano senza darti soluzioni.
Mi togli la libertà di sedermi con te nel buio, finché non sarai tu a voler cercare la luce.
E lo so: non è facile.
Perché ci hanno insegnato che bisogna farsi vedere forti.
Che mostrare il dolore è pesare sugli altri.
Che chi ama davvero non disturba.
Ma io voglio disturbarmi per te.
Voglio sapere come stai davvero.
Non per curiosità, ma per affetto.
Perché se sei mio amico, se sei la mia persona, non mi devi proteggere da te.
Fammi spazio anche quando sei un casino.
Non mi devi niente, ma ti voglio lì.
Anche a pezzi. Anche senza parole. Anche solo con un messaggio che dice “oggi no”.
Non voglio tirarti fuori a forza.
Non voglio salvarti.
Voglio solo essere quella che c’è, che resta, che ti vede.
Che aspetta.
Che si siede sul fondo con te e dice: “Non devi farcela adesso. Ma non sei solo.”
Perché l’amore, l’amicizia, la connessione vera, non brillano solo nelle foto felici.
Brillano nelle stanze buie, nelle notti pesanti, nei giorni in cui sentirsi visti è tutto.
Chiamami.
Anche se non sai cosa dire.
Anche se pensi che non servirà a niente.
Fammi entrare.
Solo allora potrò davvero aiutarti.