Le giornate in cui vado in modalità silenziosa (per proteggermi un po’)

Ci sono giornate in cui non riesco a rispondere a niente.
Né ai messaggi, né alle chiamate, né alle domande gentili tipo “come stai?”.
Non è rabbia. Non è tristezza.
È solo che non ho voglia di restituire nulla.
Ho bisogno di stare in silenzio, anche dentro.

Non è isolamento. È difesa.
È come mettere il telefono in modalità silenziosa,
ma farlo con me stessa.
Con il mondo. Con tutto.

Non voglio spiegare, non voglio giustificare.
Non ce l’ho con nessuno.
Non è un addio. È una pausa.
Un confine tirato con la matita, senza rumore.

In quei giorni faccio cose piccole.
Riordino. Dormo. Ascolto canzoni lente.
Bevo il tè e lo lascio raffreddare.
Resto in casa con addosso solo ciò che mi fa sentire morbida.

Non ho bisogno di “tirarmi su”.
Non voglio uscire per forza.
Non voglio distrazioni.
Voglio che il silenzio mi curi.
Che la quiete mi abbracci.

E poi, quando sarò pronta, torno.
Non per dovere.
Non perché “non si fa così”.
Torno con una voce che non fa fatica.
Con una presenza vera.
Con un cuore che ha avuto il tempo di rimettersi in ordine, almeno un po’.

Perché anche la modalità silenziosa è un modo per volersi bene.
E per volerne agli altri, quando sarà il momento giusto.

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