Ci sono giorni che non hanno niente di speciale.
Né drammi, né gioie.
Né discese libere, né voli alti.
Solo… giorni.
Stanno lì, come pagine bianche di un’agenda che non hai voglia di riempire.
Ti svegli, fai le solite cose.
Mangia, lavora, scrolla, rispondi.
Ti infili nella routine come in una felpa vecchia, comoda ma sformata.
Eppure, qualcosa dentro tira.
È sottile, quasi impercettibile.
Non è tristezza vera.
È più una nebbia che si posa sulle emozioni.
Un appannamento dell’anima, come se non riuscissi più a mettere a fuoco ciò che ti smuove.
Sono i giorni in cui non trovi niente che ti tocchi.
Nessuna frase che ti accenda, nessun abbraccio che ti scaldi davvero.
Sei presente, ma sfuocata.
Come se stessi vivendo da dietro un vetro.
Ti chiedi se sei tu a essere sbagliata.
Se ti sei disinnescata.
Se ti sei persa.
Ma forse no.
Forse sono solo giorni che servono.
Giorni di decantazione, in cui si sedimentano le cose vissute.
Giorni di vuoto, perché hai bisogno di spazio per ciò che verrà.
Giorni senza magia… per ritrovare, un po’ più avanti, l’incanto nel gesto più semplice.
E allora impari a stare anche lì.
Nell’assenza.
Nel neutro.
Nel nulla apparente.
Impari che non tutto dev’essere emozione, batticuore, intensità.
Che anche la noia è un modo di abitarsi.
Che anche la calma piatta ha il suo senso.
E ti fai bastare quel poco:
una tazza di tè,
una canzone che hai dimenticato di amare,
la voce di chi non ha bisogno di spiegarti nulla per farti compagnia.
Perché i giorni senza magia non si raccontano,
ma sono quelli che, piano piano, ti restituiscono a te stessa.