C’è stato un tempo in cui bastava un segnale, un mezzo gesto, una parola gentile — e io c’ero.
Disponibile, aperta, presente.
Anche quando non venivo davvero scelta.
Anche quando dall’altra parte c’era disinteresse, discontinuità, ambiguità.
Aspettavo.
Trovavo scuse.
Davo altre possibilità.
Mi dicevo: “Magari è un momento. Magari cambia. Magari non mi sto spiegando bene.”
Nel frattempo, ero io a cambiare.
A rimpicciolirmi.
A mettere da parte i miei bisogni.
A rincorrere qualcuno che nemmeno si voltava.
Poi un giorno ho capito una cosa semplice e bruciante
Chi vuole esserci, c’è.
Chi ti sceglie, lo fa senza farti sentire sbagliatə.
Senza farti mendicare attenzione.
Senza farti dubitare di te.
La mancanza non è sempre colpa mia.
L’indifferenza non è un invito a fare di più.
L’amore — nelle sue tante forme — non dovrebbe mai far sentire insufficienti.
Ho smesso di rincorrere
Le risposte che non arrivano.
I messaggi lasciati in sospeso.
Le persone che si ricordano di me solo quando hanno bisogno di qualcosa.
I legami che esistono solo se sono io a nutrirli.
Ho smesso di correre dietro a chi non ha nemmeno voglia di camminare con me.
E no, non è rabbia.
È cura.
È dignità.
È scegliere finalmente me.
Oggi sto imparando a riconoscere la reciprocità
Quella che non pesa, che non fa rumore.
Che non ha bisogno di mille parole, perché si sente.
Che non scappa quando sei fragile.
Che ti guarda e dice: “Ci sono.”
E lo dimostra.
Ho smesso di rincorrere chi non mi sceglie.
Perché io mi sto scegliendo.
E non ho più voglia di inseguire chi non riesce a farlo.