All’inizio lo giustificavo.
“Avrà da fare.”
“Forse gli pesa scrivermi per primo.”
“Non è il tipo da messaggi.”
“Ha bisogno dei suoi tempi.”
Ma mentre io aspettavo,
tu tacevi.
E quel silenzio…
parlava.
Diceva tutto quello che non volevi dirmi in faccia.
Diceva che non eri lì.
Che non stavi scegliendo.
Che non ti importava abbastanza da spiegare.
E io, che all’inizio volevo solo capirti,
mi sono persa nel tentativo di trovare significati dove c’era solo assenza.
Il silenzio non è neutro
È comodo.
È vigliacco, a volte.
È il modo più facile per tenerti vicino senza assumersi la responsabilità di ferirti.
Ma ferisce lo stesso.
Perché ti lascia lì,
a inventarti risposte che non arrivano.
Adesso lo so
Che chi ti vuole, parla.
Chi ci tiene, chiarisce.
Chi è presente… si fa sentire.
E chi tace quando dovrebbe esserci,
sta scegliendo.
Sta dicendo:
“Non abbastanza.”
“Non ora.”
“Non tu.”
E va bene così.
Perché io non rincorro più chi ha scelto di non parlare.Adesso lo so:
il silenzio è anche una risposta.
E io ho smesso di aspettare parole da chi ha scelto di lasciarmi nel vuoto.