Quella che si sveglia presto.
Che ha la routine giusta, la pelle luminosa, il frigo ordinato.
Che fa sport, mangia sano, lavora con passione, è sempre creativa, motivata, brillante.
Quella che non perde tempo.
Che non sbaglia.
Che ce la fa.

Ci ho provato a essere quella versione.
Mi ci sono anche affezionata.
Perché a volte davvero ci riesco: organizzo tutto, spunto le liste, faccio mille cose e le faccio bene.
Mi sento efficiente, utile, forte.
Mi sento in controllo.

Ma sai qual è il problema?
Che non è sostenibile.
Che non è reale.
Che non è umana.

La versione perfetta è una trappola

Perché appena cadi — e cadi, inevitabilmente — ti senti sbagliata.
Appena salti un giorno di allenamento, ti senti pigra.
Appena ti svegli senza voglia, ti senti in colpa.
Appena sbagli, ti giudichi.
Sempre.

Questa maschera ti illude di essere potente.
Ma in realtà ti svuota.
Ti costringe a rincorrere una versione di te che non ammette stanchezza, confusione, disordine, lentezza.
Una versione che non ti perdona mai.

Ho deciso di lasciarla andare

Di smettere di rincorrere standard che mi disumanizzano.
Di accettare che a volte non sono produttiva, ispirata, ordinata, energica.
Che a volte ho solo voglia di starmene sotto una coperta.
Che il disordine non è un fallimento.
Che il mio valore non dipende da quanto riesco a fare in un giorno.

Non sono perfetta. Sono viva.

E adesso voglio vivere anche i giorni storti.
Voglio accettare i momenti in cui mi perdo.
Voglio lasciare spazio all’imperfezione, perché è lì che succede la verità.
È lì che mi sento più umana, più vera, più mia.


La versione perfetta di me può restare lì, come una sagoma vuota.
Io torno a casa, tra le mie parti fragili, incasinate, autentiche.
E da qui ricomincio, senza più dovermi dimostrare niente.

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