(Ancore quotidiane per non perdermi del tutto)

A volte mi perdo.
Tra le scadenze, le aspettative, le notifiche, i pensieri che corrono più veloci di me.
Mi perdo senza nemmeno accorgermene.
Lo capisco solo quando mi sento stanca senza motivo, spenta, scollegata da tutto — soprattutto da me.

In quei momenti non ho bisogno di grandi rivoluzioni.
Ho bisogno di piccole cose.
Piccoli gesti, abitudini, frammenti di tempo che non salvano il mondo ma, in qualche modo, salvano me.

Ecco alcune delle cose che — ogni volta — mi riportano a casa.
Dentro di me.

Camminare da sola, senza meta

Non per andare da qualche parte.
Ma per lasciar andare i pensieri che si aggrovigliano.
Il passo lento, il rumore dei passi, l’aria sul viso.
Dopo un po’, il corpo si rilassa.
E anche la testa smette di urlare.

Scrivere senza sapere cosa verrà fuori

Non per scrivere qualcosa di bello.
Ma solo per liberare.
Scrivere come si respira: senza pretese, ma con bisogno.
Rileggere e dire: “Ecco dove stavo.”

Fare la doccia al buio

Accendere solo una candela.
Lasciare scorrere l’acqua.
Sparire per un po’.
Sentirmi corpo, pelle, presenza.
Senza specchi.
Senza fretta.
Solo io, e il suono dell’acqua.

Fare ordine nei cassetti (quando la testa è in disordine)

Riordinare fuori per sentirmi più leggera dentro.
Gettare via ciò che non mi serve più.
Lasciare spazio.
Ritrovare cose dimenticate.
E, tra una maglietta e l’altra, ritrovare anche un po’ di me.

Preparare il tè lentamente

Non bustine, ma foglie intere.
Il suono dell’acqua che bolle, il vapore che sale, il profumo che si apre piano.
Un piccolo rito che mi ancora al presente.
Ogni volta che lo faccio senza fretta, mi ricordo che non sono solo quello che devo fare.
Sono anche chi si concede il tempo di prendersi cura di sé.

Lasciare il telefono lontano

E guardare fuori dalla finestra.
Stare nel silenzio.
Sentire il ticchettio dell’orologio.
Ascoltare i rumori della strada.
Essere presente nel mondo reale.
Anche solo per cinque minuti.

Mettere una canzone che mi muove l’anima

E ballarci sopra.
O piangerci sopra.
O semplicemente lasciarla scorrere nelle vene.
Le canzoni che parlano per me, quando io non riesco.
Quelle che mi fanno dire: “sì, sono viva.”

Respirare con intenzione

Sembra banale, ma spesso mi dimentico di farlo davvero.
Quando mi fermo e inspiro fino in fondo, è come se tutto rallentasse.
Come se tornassi a me.


Non serve molto, in fondo.
Basta ricordarsi.
Basta scegliersi.
Basta smettere di rincorrere e iniziare a restare.

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