Per tanto tempo ho pensato che ci fosse qualcosa di sbagliato in me.
Che piangere “per poco” fosse troppo.
Che voler parlare subito dopo un silenzio fosse troppo.
Che desiderare chiarezza, profondità, verità… fosse sempre troppo.
Mi sono chiesta spesso come fanno gli altri a restare calmi.
A non lasciarsi scalfire. A non chiedere nulla.
A non aspettarsi niente, nemmeno un messaggio dopo una notte piena di pelle.
Io non sono fatta così.
Io sento. Sempre. Forte.
A volte anche quando non vorrei.
Anche quando sarebbe più facile lasciar perdere.
Ma ora lo so:
non mi vergogno più di sentire tanto.
Perché sentire tanto significa anche amare davvero.
Essere presente.
Avere il coraggio di restare, di chiedere, di mettersi a nudo.
Chi mi vuole nella sua vita,
deve saperci stare, con questa intensità.
Non per sopportarla, ma per accoglierla.
Perché non è un peso. È una porta. È un dono.
Non sono fragile. Sono sensibile.
E la sensibilità non è debolezza.
È capacità di guardare oltre, di ascoltare anche il non detto,
di intuire anche ciò che non si mostra.
Se ti dico che ho bisogno di sentirti,
non è perché ti voglio controllare.
È perché ti ho già lasciato entrare.
E quando apro la porta, non lo faccio a metà.
Questa sono io.
Non perfetta. Ma vera.
Con gli occhi lucidi, le parole piene, e le emozioni sempre lì,
pronte a bussare prima ancora che abbia deciso di farle entrare.
E chi mi ama davvero…
non vorrà mai che io sia diversa.