Non avevamo appuntamenti.
Nessun orario fissato.
Nessun messaggio che dicesse: “A dopo”.
Eppure io ti aspettavo lo stesso.
Ogni sera, ogni volta che uscivo, ogni volta che accendevo il telefono e controllavo le notifiche con quella speranza sottile.
Aspettavo che ti venisse voglia di scrivermi.
Che, senza un motivo, decidessi che ti mancavo.
Che qualcosa — qualsiasi cosa — ti riportasse da me.
Non te l’ho mai chiesto.
Non te l’ho mai detto.
Ma dentro di me…
ti ho aspettato come si aspettano le persone importanti.
Ti ho aspettato nelle pause, nei vuoti, nei “magari domani”
Eri il pensiero che tenevo in tasca.
Quello che spostavo da una parte all’altra della mente per non farlo pesare troppo.
Ma c’era.
Sempre.
Ti ho aspettato anche quando dicevi che “non eri pronto”.
Anche quando sparivi per giorni.
Anche quando tornavi come se niente fosse,
e io facevo finta che davvero non fosse successo niente.
Ti ho aspettato quando avrei dovuto aspettare me
Perché mentre stavo lì a immaginare un tuo ritorno,
io non c’ero più.
Non per me.
Non per ciò che volevo davvero.
Non per ciò che meritavo.
Stavo lì, con il cuore in pausa.
Con la voce bassa.
Con le mani vuote.
E tu?
Tu non sei mai arrivato.
Non davvero.
Arrivavi quando volevi.
Andavi via senza spiegazioni.
Tenevi la porta socchiusa, ma non entravi mai del tutto.
E io… io stavo lì.
A guardare quella porta.
A controllare se bussavi.
A sperare che stavolta fosse diverso.
Ma sai cosa?
Alla fine ho capito una cosa semplice e dura:
chi ti vuole davvero, non ti lascia lì ad aspettare.
E io non voglio più stare sulla soglia.
Non voglio più aspettare chi non si accorge nemmeno che sto lì.
Ti ho aspettato anche quando non dovevi arrivare.
Adesso aspetto solo me.
E stavolta, non mi lascio indietro.