Non eri pronto.
Me lo hai detto quasi subito.
Con quell’onestà che suona matura, che sembra una forma di rispetto.
“Non voglio illuderti.”
“Non riesco a promettere niente.”
“Voglio essere chiaro.”
E io, che di promesse avevo già avuto abbastanza, ho pensato:
“Va bene. Almeno è sincero.”

Ma poi…
Prendevi tutto lo stesso.

Mi cercavi.
Mi volevi vicina.
Condividevi, ridevi, ti appoggiavi a me nei momenti storti.
Mi aprivi le porte della tua intimità, ma le richiudevi appena tentavo di entrare davvero.

E io restavo lì, in punta di piedi.
Con il cuore in equilibrio precario,
cercando di non chiedere troppo,
di non sembrare quella che vuole “di più”,
di non far scappare chi già mi aveva avvisata.

Ma se non eri pronto, perché mi tenevi così vicino?

Perché i miei messaggi ti facevano bene.
Perché dormire con me era comodo.
Perché sapevi che ero lì, che ti ascoltavo, che c’ero.
Senza condizioni, senza richieste.

Ti prendevi tutto quello che potevi,
ma lasciavi vuoto il posto dove io speravo di esserci davvero.
Mi lasciavi col dubbio:
“Sto chiedendo troppo?”
“Forse mi sto solo facendo dei film…”

No.
Non era un film.
Era una storia vera.
Solo che la stavi vivendo a metà.
E io… a tutto cuore.

Ho smesso di considerare “non sono pronto” una scusa nobile

Perché non lo è,
se nel frattempo ti comporti come se lo fossi.
Se mi fai sentire importante ma poi non mi scegli.
Se mi dici che non vuoi legami,
ma ti leghi a me ogni volta che hai bisogno.

Non eri pronto.
Ma prendevi tutto lo stesso.
E io ti lasciavo fare.
Per paura che, se avessi chiesto chiarezza,
avrei perso anche quei pezzi.


Adesso lo so: se non sei pronto per tenermi con tutto,
non puoi avermi a metà.
Io non sono un anticipo.
Io sono un tutto o niente.
E non mi lascio più prendere da chi non ha mani abbastanza oneste per tenermi.

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