Quattro mesi fa ho iniziato cerchio aereo. Non sapevo esattamente cosa aspettarmi, ma sapevo che volevo provare. Mi affascinava l’idea di sfidare la gravità, di sentire il mio corpo sospeso, di esplorare un movimento che fosse al tempo stesso forza e leggerezza.

All’inizio è stato difficile. Il cerchio sembra semplice quando lo guardi da fuori, quando vedi qualcuno che si muove con eleganza e controllo, sospeso nel vuoto come se fosse la cosa più naturale del mondo. Ma quando sei lì, quando afferri il ferro freddo con le mani per la prima volta, capisci subito che non c’è nulla di facile.

Le prime lezioni sono state un misto di entusiasmo e frustrazione. Il corpo che non risponde come vorresti, i muscoli che tremano per lo sforzo, le mani che si aggrappano con più forza di quella necessaria per paura di cadere. Ogni movimento richiede controllo, ogni figura richiede equilibrio tra forza e flessibilità. Ogni volta che pensavo di aver capito qualcosa, scoprivo un altro dettaglio su cui lavorare, un’altra piccola sfida da superare.

E poi ci sono i lividi. Arrivano puntuali dopo ogni allenamento, segni scuri e dolorosi che raccontano il percorso di ogni presa, di ogni appoggio, di ogni tentativo. All’inizio li guardavo con un misto di sorpresa e fastidio, ora li vedo quasi con orgoglio. Sono la prova che ci sto provando, che il mio corpo sta imparando, che sto attraversando la fatica senza tirarmi indietro.

Ma con la fatica arrivano anche le soddisfazioni. Il primo momento in cui riesci a salire senza fatica, quando ti trovi sospesa e realizzi che il tuo corpo è più forte di quanto pensassi. La prima figura tenuta per qualche secondo in più, il primo movimento che sembrava impossibile e poi, un giorno, scatta, si incastra, diventa naturale. È una sensazione incredibile: la combinazione perfetta tra potenza e libertà, tra controllo e abbandono.

Quello che mi sta insegnando il cerchio aereo è che il corpo impara, anche quando la mente non ci crede. Che la forza non è solo muscolare, ma anche mentale, è resistenza, è volontà di riprovare anche dopo essere scivolata decine di volte. Che la bellezza non è solo nella figura finale, ma nel processo, nel modo in cui il corpo si adatta, si rafforza, si abitua a qualcosa che prima sembrava irraggiungibile.

E ogni volta che mi sollevo, ogni volta che riesco a trovare quell’istante di equilibrio perfetto, sento che ne vale la pena. Sento che sto conquistando un pezzo di me che prima non conoscevo. Sento che, in qualche modo, il cerchio non è solo un attrezzo sospeso nel vuoto, ma un simbolo di ciò che voglio essere: forte, determinata, capace di sollevarmi, di trovare armonia nel movimento, di restare sospesa senza paura

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