Ricordo chiaramente quel momento.
Non ero giovanissima, e non era nemmeno la prima volta che facevo sesso.
Eppure, quel giorno, qualcosa dentro di me è cambiato.

Non è stato un momento speciale per le circostanze, né per la persona con cui ero.
È stato speciale perché, per la prima volta,
mi sono ascoltata davvero.

Prima di allora avevo sempre lasciato che fosse l’altro a guidare,
che fosse l’altro a decidere come, quanto, dove.
Mi ero adattata, avevo accettato, avevo pensato che fosse normale così.

Ma quel giorno, quasi per caso,
ho ascoltato il mio corpo,
ho ascoltato il mio respiro,
ho ascoltato ciò che mi stava piacendo davvero.

E quando l’ho fatto, è stato come aprire una porta nuova.
Una porta che non ho più voluto chiudere.

In quel momento ho capito che il piacere era mio.

Non qualcosa da regalare a qualcun altro,
non qualcosa da aspettare passivamente,
ma qualcosa che potevo esplorare attivamente,
che potevo guidare io stessa.

Ho capito che non dovevo sentirmi imbarazzata nel chiedere,
nel dire cosa volevo,
o nel mostrare all’altro come toccarmi, come ascoltarmi,
come esserci davvero per me.

È stato un risveglio dolce e potente allo stesso tempo.

Da quel giorno, tutto è diventato diverso.
Non perché gli altri fossero migliori o peggiori,
ma perché io ero diversa,
ero finalmente consapevole di me stessa, del mio corpo, dei miei desideri.

Quella prima volta che ho capito cosa mi piaceva davvero,
non mi ha soltanto regalato il piacere fisico,
ma qualcosa di ancora più importante:
la consapevolezza che ascoltarmi era un atto di amore verso di me.

E da quel momento, non ho più smesso di farlo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *