Per tanto tempo mi sono chiesta cosa fossi.
Cosa mi piacesse davvero.
Come potessi definirmi, quale etichetta scegliere,
per spiegare agli altri (e forse anche a me stessa)
cosa desidero, cosa sento, cosa mi attrae.

Ma ultimamente, ho smesso di chiedermelo.
Ho smesso di cercare una parola, una definizione, un posto fisso.
Ho capito che non è importante trovare un nome,
quanto piuttosto ascoltarmi, esplorarmi,
e lasciare aperta ogni possibilità.

Il desiderio non è una casella da spuntare

È qualcosa di più fluido, di più vivo,
qualcosa che cambia insieme a me.
Qualcosa che evolve, che cresce,
che si sposta, che mi sorprende.

Forse oggi mi piace una cosa, domani un’altra.
Forse una fantasia che avevo ieri non mi interessa più,
mentre una nuova possibilità mi affascina improvvisamente.
E va bene così.

Non devo giustificare il mio sentire

Voglio permettermi di scoprire senza ansia.
Di sentire senza obbligo.
Di provare qualcosa e dire: “sì, mi piace”,
oppure “no, grazie, non fa per me”.

Voglio sapere che ho il diritto di cambiare idea,
di evolvere,
di essere attratta da cose diverse,
senza sentirmi incoerente,
ma semplicemente umana, viva, curiosa.Non voglio incasellare il desiderio.
Voglio esplorarlo.
Con libertà, con leggerezza, con sincerità.
Perché il desiderio, per me, non è una definizione da trovare.
È un mondo da vivere.

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