(E che non voglio più considerare normali)
Per troppo tempo ho detto:
“Vabbè, è così.”
“Succede a tutti.”
“Non posso farci niente.”
E intanto accettavo.
Ingoiavo.
Mi adattavo.
Ma adattarsi non è sempre un atto di intelligenza.
A volte è solo una forma elegante di sopravvivenza.
E io, sinceramente, non voglio più sopravvivere. Voglio vivere.
Quindi ho fatto un elenco.
Un elenco di tutte le cose che ho smesso di accettare.
Quelle che non voglio più giustificare, normalizzare, tollerare.
Quelle che mi fanno dire: “Non sono io a essere esagerata. È il sistema che è distorto.”
Ho smesso di accettare che lavorare troppo sia un vanto
Fare mille cose, non avere un attimo di respiro, “dormire dopo mortə”.
No, grazie.
Non è eroismo.
È sfruttamento mascherato da motivazione.
Il tempo per me non è un premio da meritarmi. È un diritto.
Ho smesso di accettare stipendi che non rispettano il mio valore
Paghe da fame, contratti finti, “ti pago in nero ma ti conviene”.
Mi hanno fatto credere che fosse normale. Che fosse “così ovunque”.
Ora so che è solo comodo per chi approfitta.
Il mio lavoro ha un valore.
Il mio tempo ha un costo.
E se tu non lo riconosci, sei tu a non meritarmi.
Ho smesso di accettare che dire “no” sia da egoisti
Ogni volta che ho detto no mi sono sentita in colpa.
Come se avessi deluso qualcuno.
Come se il mio confine fosse un problema.
Oggi so che dire “no” è una forma di amore.
Per me.
Per la mia salute mentale.
Per la mia pace.
Ho smesso di accettare che la fatica sia sempre e solo mia
Non voglio più reggere tutto da sola.
Non voglio più essere quella che organizza, sistema, risolve, mentre gli altri si voltano dall’altra parte.
Se ci sei solo quando ti serve qualcosa, non ci sei davvero.
E io non ho più spazio per rapporti a senso unico.
Ho smesso di accettare il disprezzo mascherato da ironia
I commenti “per ridere”, gli sguardi che giudicano, le battutine che fanno male.
Ho imparato a riconoscere la mancanza di rispetto, anche quando si presenta col sorriso.
E ora so dire: “No. Non mi fa ridere. E non mi fa bene.”
Ho smesso di accettare di dimenticarmi di me
Di mettermi sempre all’ultimo posto.
Di sacrificarmi per essere accettata.
Di nascondermi per paura di non piacere.
Ora voglio brillare anche se dà fastidio.
Ora voglio esserci per me, prima che per chiunque altro.
Non è stato facile.
Ho dovuto disimparare.
Scontrarmi.
Perdere pezzi.
Ma quello che ho guadagnato è molto di più: una versione di me che non chiede più scusa per esistere.