Vorrei che qualcuno mi guardasse e capisse.
Che certe cose si leggessero negli occhi, nella voce, nei gesti.
Che non servisse ogni volta spiegare da dove vengo, come funziono, cosa mi fa chiudere o aprire, cosa mi ha fatto male.

A volte è faticoso essere sempre quella “interessante”.
Quella da studiare, da analizzare, da svelare a tappe.
Come se fossi un enigma.
Ma io non voglio essere un enigma.
Voglio essere un incontro.

Non voglio dover giustificare il mio bisogno di tempo, di presenza, di profondità.
Non voglio più sentirmi dire che sono “complicata”, “intensa”, “troppo”.
Io non sono troppo.
Sono solo onesta.
E onesta non è sinonimo di difficile.
È solo raro.

Vorrei che qualcuno mi chiedesse per davvero come sto.
E restasse ad ascoltare la risposta.
Che si accorgesse quando sorrido per coprire, quando mi isolo perché sto cercando un equilibrio, quando parlo tanto per non crollare.

Vorrei non sentirmi in difetto perché sento tutto.
Perché guardo oltre.
Perché cerco senso anche in un bacio.

Io non voglio qualcuno che si innamori della mia parte facile.
Voglio qualcuno che rimanga anche quando arriva la parte che non so raccontare bene.
Quella che non è bella da Instagram.
Quella che si siede accanto al dolore e lo tiene per mano.

Vorrei qualcuno che mi capisca anche quando non dico niente.
Che abbia voglia di impararmi, senza voler cambiarmi.
Che non abbia paura di scavare, ma nemmeno fretta di arrivare.

Perché io non sono una sfida.
Io sono una possibilità.
E chi ha occhi per vedermi… trova un mondo.

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