(E che io sto imparando a riprendermi)
Ci sono cose che un lavoro può darti.
Stabilità, competenze, relazioni, soddisfazioni, identità.
Ma ce ne sono altre che, se non fai attenzione, può toglierti.
Senza nemmeno accorgertene.
Un po’ alla volta, silenziosamente.
Io me ne sono accorta tardi.
Quando ormai avevo normalizzato la stanchezza, l’assenza, la rinuncia.
Quando avevo costruito una vita attorno ai turni, alle esigenze degli altri, alle urgenze continue.
Quando sentivo che stavo funzionando… ma non vivendo.
Per questo, oggi voglio scrivere una lista. Una sorta di promemoria.
Per me, per chi si sente svuotatə, per chi ogni giorno si chiede se sia davvero così che deve andare.
Ecco le cose che, secondo me, un lavoro non dovrebbe mai rubarti.
Il tempo per te
Non solo quello libero, ma quello vuoto.
Il tempo non programmato, quello in cui puoi respirare, stare in silenzio, farti una domanda, cambiare idea.
Il tempo in cui non stai producendo nulla, eppure stai tornando a te.
Il corpo
Un lavoro non dovrebbe consumarti fino a farti dimenticare come si sta bene nel tuo corpo.
Non dovrebbe ridurti a schiena curva, gambe gonfie, sonno interrotto, nervi sempre tesi.
Il corpo non è uno strumento da spremere.
È casa tua.
Le relazioni vere
Quelle che si coltivano nel tempo lento, nelle cene senza orari, nei weekend liberi.
Quelle che non si incastrano tra un turno e l’altro, ma si vivono.
Un lavoro non dovrebbe costringerti a scegliere tra il dovere e l’amore.
Mai.
L’identità
Non sei solo quello che fai.
Non sei un ruolo, una funzione, una casella nel turno settimanale.
Se il tuo lavoro diventa l’unico modo in cui ti definisci, è il momento di chiederti:
chi sono io quando non lavoro?
E se non sai rispondere, non preoccuparti.
La risposta può essere un viaggio bellissimo.
I sogni
Quelli piccoli, quelli che sembrano stupidi, quelli che dici “quando avrò tempo”.
Se il tuo lavoro li mette sempre in fondo alla lista, forse è ora di riscriverla, quella lista.
Perché i sogni non si meritano solo il tempo che avanza.
Si meritano il meglio.
La gioia
Non quella euforica, ma quella quieta.
La sensazione di alzarti la mattina con una direzione.
La leggerezza di tornare a casa e dire: “oggi mi sono rispettata.”
La gioia non dovrebbe essere un’eccezione.
Dovrebbe essere un diritto. Ho deciso di riprendermi queste cose.
Poco alla volta.
Con fatica, con dubbi, con coraggio.
Sto imparando a scegliere lavori che mi rispettano. A dire no. A non barattare più tutto per uno stipendio o per “non deludere”.
Non è semplice.
Ma sento che è giusto.
Sento che sto tornando da me.