Non so quando ho cominciato a farlo,
ma so che per troppo tempo ho chiesto a me stessa di essere altro.
Più leggera. Più silenziosa. Più forte. Più semplice da capire.
Mi sono tagliata via pezzi pur di entrare in spazi stretti.
Ho ingoiato parole, stretto i denti, riso per convenzione, annuito anche quando tutto dentro urlava no.
E poi, un giorno, ho cominciato a guardarmi.
Non con rabbia, ma con curiosità.
Come si fa con una città nuova in cui ti perdi apposta per vedere cosa c’è.
E mi sono detta: ok, proviamo a impararci.
Mi sto imparando piano.
Sto imparando che ci sono giorni in cui voglio stare da sola e non devo giustificarmi.
Che non devo sempre dire “sto bene” per non sembrare pesante.
Che il mio modo di sentire non è sbagliato solo perché non è condiviso.
Sto imparando che piango spesso, e non è fragilità.
È modo mio di fare spazio.
Che cambio idea, e non è incoerenza. È crescita.
Che sono complicata, e non devo più chiedere scusa per questo.
Mi sto imparando anche nelle parti storte.
Quelle che giudicavo troppo, che avrei voluto cambiare.
La parte gelosa. La parte impulsiva. Quella che ama forte e poi si chiude.
Le sto guardando in faccia, una a una, e sto smettendo di combatterle.
Perché sono parte del mio tutto.
Non lo faccio ogni giorno.
Ci sono mattine in cui mi dimentico come si fa.
Ci sono sere in cui mi odio ancora un po’.
Ma poi torno.
Torno a me.
Mi sto imparando piano.
Con dolcezza. Con pazienza.
Con la voglia, finalmente, di tenermi stretta.