Una volta ero bravissima ad adattarmi.
Ai contesti, alle persone, alle situazioni difficili.
Mi piegavo, cambiavo forma, mi rendevo “comoda”.
Mi dicevo che era flessibilità. Che era intelligenza emotiva. Che era maturità.
Ma spesso era solo paura.
Paura di perdere qualcosa, o qualcuno.
Paura di essere vista come quella che “complica”, quella che “pretende troppo”.
Paura di disturbare.
Così impari a incastrarti ovunque.
Anche dove non dovresti stare.
Anche dove ti si chiede troppo e si dà troppo poco.
Ma adattarsi a tutto significa, a un certo punto, non riconoscersi più
Ho detto “va bene” troppe volte quando dentro gridavo “non mi va”.
Ho sorriso per quieto vivere.
Ho accettato compromessi che mi toglievano più di quanto mi lasciassero.
E la cosa assurda è che più mi adattavo… più mi sentivo fuori posto.
Oggi non ci riesco più
E no, non è un difetto.
È una sveglia.
Una rinascita.
Non riesco più a starmi stretta.
Non riesco più a fare finta che vada tutto bene quando non va.
Non riesco più a rimpicciolirmi per far spazio a chi non si muove.
E sai che c’è?
Va bene così.
Perché non voglio più entrare in ambienti dove devo cambiare la mia forma per essere accettata.
Voglio sentirmi a casa anche con me stessa
Voglio posti, persone, lavori, progetti in cui posso respirare a pieni polmoni.
In cui posso dire la mia senza paura.
In cui non serve adattarmi perché esisto già nella mia versione autentica.
Non sono più la persona che si adatta a tutto.
Sono la persona che sceglie dove stare.
E dove no.