(e non è una moda, è un pensiero che torna)
Talvolta lo penso.
Quando tutto mi distrae. Quando tutto mi stanca. Quando tutto mi entusiasma troppo.
Lo penso quando sto seduta e sento il corpo irrequieto, le gambe che si muovono da sole, la testa che cerca sempre un altrove.
Quando comincio una cosa e subito un’altra… e poi un’altra ancora.
Quando lascio piatti nel lavandino, mail a metà, vestiti sulla sedia e pensieri ovunque.
Quando il caos mi rassicura, ma poi mi travolge.
Lo penso quando la mia mente salta da un’idea all’altra come se fosse inseguita,
quando le conversazioni mi stancano perché devo concentrarmi troppo per restare sul punto.
Quando mi perdo nelle mie stesse frasi.
Quando non riesco a leggere un libro che pure mi piace, ma posso stare quattro ore a sistemare un file che non userò mai.
Lo penso quando qualcuno mi dice “ma perché sei così disorganizzata?”
e io non ho il coraggio di rispondere: perché organizzo tutto nella testa, mille volte al giorno, e ogni volta in un modo diverso.
Quando perdo chiavi, appuntamenti, concetti a metà frase.
Quando sento tutto: i rumori, le luci, gli odori, i pensieri degli altri, tutto insieme.
E mi stanco. Mi sovraccarico. Mi spengo.
Lo penso quando sono in ritardo e mi odio per questo.
Quando dico “cinque minuti” e passa un’ora.
Quando vorrei concentrarmi ma non trovo il bottone.
E poi, a volte, succede il contrario.
Entro in un loop, e potrei stare ore — senza mangiare, senza parlare, senza accorgermi del tempo —
a fare quella cosa, quella sola cosa, come se il mondo non esistesse.
E in quel momento sembro un genio. Poi… crash.
Torno una stanca che si dimentica le password, il compleanno della madre e dove ha messo il telefono.
Talvolta penso di avere l’ADHD.
Non lo dico a voce alta.
Ma dentro me lo chiedo spesso.
Non perché voglio etichettarmi.
Ma perché voglio capire se c’è una ragione per questo modo strano che ho di stare nel mondo.
E forse un nome serve a questo: non a rinchiuderti, ma a liberarti.
A dirti: non sei pigra. Non sei sbagliata. Non sei rotta.
Funzioni solo in un modo diverso.
E hai diritto a spazi, strumenti, pause, comprensione.
Non so se ho l’ADHD.
Forse sì, forse no.
Ma so che voglio imparare a trattare la mia mente con la stessa tenerezza con cui parlo agli altri.
E che se anche non avrò mai una diagnosi, voglio comunque darmi il permesso di essere come sono.
Complicata, intensa, caotica, brillante, disordinata, profonda.
Viva.