Mi è capitato qualche volta,
di fermare lo sguardo su una donna
e pensare: “Che bella.”
Non era solo il suo viso, il suo corpo o il modo in cui sorrideva.
Era il modo in cui occupava lo spazio,
il suo modo di guardarmi,
il suo modo di essere se stessa,
di essere donna come lo sono io,
ma in un modo che mi incuriosiva.
Che mi attirava, forse.
Non mi ha mai fatto paura, questo pensiero.
Non mi sono mai spaventata chiedendomi: “Ma cosa vuol dire?”
Perché forse non vuol dire niente,
o forse vuol dire tutto.
E va bene lo stesso.
Mi piace pensare che il desiderio non abbia confini rigidi
Che non debba per forza stare dentro le etichette:
etero, bi, gay, curiosa.
Mi piace pensare che il desiderio sia semplicemente… ascoltarsi.
E io mi sto ascoltando.
Forse per la prima volta davvero.
Sto accogliendo la possibilità.
Non devo per forza provarci domani,
non devo per forza averne prova immediata.
Ma voglio concedermi il lusso di non negarmelo.
Di non dirgli subito di no.
Di non archiviarlo come qualcosa che “non è per me”.
Perché la verità è che non lo so ancora
E non è detto che debba saperlo subito.
Posso lasciare questo desiderio aperto,
senza paura,
senza vergogna,
senza fretta.
La sola certezza è che mi sento libera.
Libera di chiedermi, di sentire, di esplorare.
Libera di essere attratta,
senza dovermi spiegare.
Non è detto che mi piaccia.
Ma voglio scoprirlo.
E forse, il solo volerlo,
è già qualcosa che mi rende più viva.