(E perché è stato importante riscoprirlo)

Per anni mi sono presentata così:
“Lavoro nella ristorazione.”
Una frase semplice, diretta. Un’identità cucita addosso che diceva tutto – o almeno, così sembrava.

Eppure, col tempo, ho iniziato a farmi una domanda semplice e scomoda:
Chi sono quando non sto lavorando?

Perché se il lavoro prende tutto – energie, tempo, spazio mentale – a un certo punto rischi di dimenticare il resto. Quello che eri prima, o che potresti essere.
E io, in quel “resto”, ho trovato mondi interi che avevo messo da parte.

Sono una che ama le persone

Le osservo, le ascolto, mi emozionano. Mi piace vedere come si muovono nei piccoli gesti quotidiani. Mi affascina la loro autenticità, la goffaggine, le fragilità.
Quando non lavoro, cerco di stare dove ci sono connessioni vere: nei mercati, nelle piazze, nei gruppi di persone che condividono passioni, sorrisi, silenzi.

Sono una che ha bisogno di natura

Non sono fatta per vivere solo al chiuso. Appena posso, scappo. Cammino, esploro, annuso l’aria.
Amo i boschi, il mare d’inverno, il vento addosso. Quando non lavoro, cerco spazi aperti dove il tempo non ha orari e dove posso sentire che anche io, come tutto il resto, sono viva e in movimento.

Sono una che organizza, crea, immagina

Quando ho tempo e testa libera, inizio a immaginare progetti. Li scrivo, li disegno, li racconto.
Amo le idee che uniscono le persone. Eventi, viaggi, esperienze. Amo pensare che quello che creo possa far stare bene qualcuno.
Senza turni, senza padroni, solo con la mia voce e la mia visione.

Sono una che ama imparare

Leggo, seguo corsi, faccio domande. A volte mi perdo nei dettagli, a volte salto da un interesse all’altro. Ma ho fame di conoscenza.
Non per “sapere di più”, ma per capirmi meglio.
Quando non lavoro, studio per crescere. E ogni piccolo passo è una conquista.

Sono una che ha bisogno di tempo vuoto

Non sempre voglio fare. A volte voglio solo essere.
Essere con me, col mio respiro, con la mia musica.
Il tempo vuoto mi spaventa e mi cura allo stesso tempo. Mi insegna a non definirmi solo in base a quello che faccio.
Perché, lo sto imparando piano piano, valgo anche quando non produco nulla.


Sto riscoprendo chi sono oltre le mansioni, oltre i compiti, oltre le etichette.
Non è facile, a volte mi sento nuda, altre volte libera.
Ma è un viaggio necessario. Perché voglio che il mio tempo, da qui in poi, sia pieno di senso.

Non so bene dove mi porterà questa nuova strada, ma almeno ora so da dove parto: da me.

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