Per anni ho pensato che dire “non mi va” non fosse abbastanza.
Che servisse sempre una spiegazione, una scusa, una motivazione accettabile.
Che dire “no” da solə fosse da maleducati.
Che fermarsi, rallentare, non partecipare… dovesse essere giustificato.

E così ho imparato a costruire frasi morbide, strategie di fuga gentili, motivazioni con fiocco:
“Mi piacerebbe ma ho un sacco da fare”,
“Magari un’altra volta”,
“Scusa, sono stanca da morire.”

E in tutto questo, la verità era sepolta:
“Non mi va.”

Semplice.
Pulita.
Sufficiente.

Perché sentivo di dover spiegare tutto?

Per paura di deludere.
Per il bisogno di piacere.
Per non sembrare pigra, asociale, egoista, ingrata.

Come se la mia voglia — o la mia non voglia — fosse sempre sotto processo.
Come se non potessi scegliere senza giustificarmi.
Come se la mia libertà dovesse sempre passare il vaglio degli altri.

Poi ho provato a dirlo: “non mi va”

Senza scuse.
Senza appendici.
Senza sensi di colpa.
E no, non è stato facile.
Ma è stato potente.

Perché ho capito una cosa che mi era sempre sembrata pericolosa:
ho il diritto di scegliere anche senza dovermi spiegare.
Ho il diritto di dire “no” solo perché mi sento così.
E basta.

La mia energia è sacra

Non devo sprecarla per compiacere.
Non devo usarla per giustificare ogni confine che metto.
Oggi voglio usare quell’energia per costruire ciò che mi fa stare bene.
Per stare dove mi sento accolta.
Per restare fedele a me stessa, anche se dispiace a qualcuno.


Adesso dico “non mi va” senza giustificarmi.
E ogni volta è come tornare a casa.
A quella parte di me che finalmente si crede degna, anche quando sceglie se stessa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *