Ci sono notti in cui il mio corpo ha detto “sì”.
Ha risposto a un tocco, ha accolto una carezza, si è lasciato spogliare.
Eppure, dentro, qualcosa restava fermo.
Come una stanza buia che nessuno aveva aperto davvero.

Non era violenza, non era mancanza di consenso.
Era una scelta fatta per abitudine, per gentilezza, per non complicare.
Era il pensiero: “È più facile così.”

Ma il corpo lo sente, quando l’anima resta fuori.
Lo sente nei brividi che non arrivano,
nei sospiri che sono solo respiro,
nella pelle che si lascia toccare ma non si accende.

E dopo…
dopo arriva il vuoto.
Quella sensazione sottile che ti attraversa mentre ti rivesti.
Mentre lui si gira.
Mentre il silenzio torna e tu ti chiedi: “Perché mi sento più sola di prima?”

Il corpo può dire sì per mille ragioni.
Perché è stanco.
Perché vuole affetto anche se non c’è amore.
Perché è curioso.
Perché spera, magari, che questa volta sarà diverso.

Ma l’anima… l’anima non mente.
E quando non è presente, lo capisci.
Non subito, magari. Ma lo capisci. Sempre.

E allora impari.
A non fare più l’amore quando dentro non ci sei.
A dire di no anche quando potresti dire sì.
A riconoscere quella sottile differenza tra desiderio e bisogno, tra apertura e resa.

Perché non voglio più svuotarmi per colmare qualcun altro.
Non voglio più usare il mio corpo come ponte per arrivare a qualcuno che non mi sta aspettando dall’altra parte.

Voglio fare l’amore quando il corpo dice sì.
Ma anche quando lo dice il cuore.
Quando c’è qualcuno che mi guarda davvero.
Quando posso restare dopo, senza voler scappare da me stessa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *