Ho passato troppo tempo a credere che bastasse esserci.
A pensare che, anche se l’altro era distante, prima o poi si sarebbe avvicinato.
Che se io mostravo abbastanza, sentivo abbastanza, resistevo abbastanza…
l’altro avrebbe avuto voglia di scendere con me.
Ma poi ho capito una cosa che ha cambiato tutto:
non basta voler essere visti. Serve anche smettere di restare dove non ci si guarda.
Ci sono relazioni che si fermano in superficie.
Non per cattiveria, ma per abitudine.
Si parla senza dire. Si tocca senza sentire.
Si sta insieme, ma non ci si incontra mai davvero.
E io non voglio più restare lì.
Non voglio essere un corpo da accarezzare quando fa comodo.
Un pensiero da evocare nei momenti vuoti.
Una presenza dolce ma secondaria.
Voglio essere scelta con intenzione, non per mancanza.
Voglio sguardi che cercano, parole che ascoltano, silenzi che accolgono.
E per questo, ora lo so:
non resto dove si resta in superficie.
Non resto nei “forse”, nei “vediamo”, nei “non sono pronto ma mi manchi”.
Non resto nei legami che si nutrono solo di assenza.
Non resto dove ogni mio tentativo di profondità viene accolto con imbarazzo, con ritrosia, con paura.
Scendere in profondità richiede coraggio.
Ma restare in superficie richiede rinuncia.
E io non voglio più rinunciare a me stessa per tenere accesa una finta connessione.
Preferisco stare sola che stare a galla.