Non occupano solo spazio. Occupano memoria. E io non sono pronta a lasciarli andare.
Ogni tanto mi prende la voglia di fare ordine.
Aprire cassetti, svuotare scatole, buttare quello che non uso.
Eppure, ci sono oggetti che non riesco mai a eliminare.
Piccoli, silenziosi, quasi inutili.
Ma pieni.
Pieni di storie, di me, di ciò che non sono più ma non voglio dimenticare.
Un biglietto del treno stropicciato.
Un orecchino spaiato che non metto da anni.
Una maglietta che non indosso, ma mi ricorda un’estate precisa.
Un quaderno con appunti sparsi e un foglio strappato dove c’è ancora una frase tua.
Non mi servono.
Non mi migliorano la casa.
Non sono nemmeno belli.
Ma li tengo.
Perché mi tengono.
Perché ogni volta che li tocco,
mi tornano addosso versioni di me che avevo quasi dimenticato.
Una più spensierata.
Una che aveva paura.
Una che sognava qualcosa che ora non desidera più.
E tutte, in qualche modo, mi appartengono ancora.
Anche se sono cambiate.
Anche se non tornano.
Non tengo tutto.
Solo ciò che vibra ancora.
Anche da fermo.
Perché non tutto ciò che è passato va buttato.
A volte va solo messo in un angolo buono.
E lasciato lì,
a ricordarti chi sei stata.
E quanto sei cresciuta.